Emozioni in musica: I Puritani di Vincenzo Bellini

<<Amor pietoso e tenero coronerà di giubilo l’ansia, i sospiri, i palpiti di tanta fedeltà>>

I Puritani è un’opera di Vincenzo Bellini in tre atti, su libretto di Carlo Pepoli. Rappresentata per la prima volta al Théâtre Italienne di Parigi il 24 gennaio 1835, è tratto dal dramma storico Têtes rondes et Cavaliers di Jacques-Francois Ancelot e Joseph Xavier Boniface.

La storia si svolge presso Plymouth, in Inghilterra, e la vicenda amorosa si intreccia con le tematiche politiche dello scontro Tra Stuart e Puritani in seguito alla decapitazione di Carlo I.

Il primo atto si apre all’interno di una fortezza dove, addolorato per il matrimonio tra Elvira (figlia di Gualtiero Valton) e Arturo Talbo, Riccardo Forth canta la propria disperazione. <<Or dove fuggo mai? Dove mai celo gli orrendi affanni miei? Come quei canti mi risuonano all’alma amari pianti! O Elvira, Elvira, o mio sospir soave, per sempre, per sempre, io ti perdei! Senza speme ed amor, in questa vita or che rimane a me?>> Nel frattempo Elvira ottiene l’assenso al matrimonio dallo zio Giorgio Valton, il quale però non può partecipare alle nozze perché deve presenziare al processo contro un’ignota dama. Quest’ultima incontra per caso Arturo. Rivelando all’uomo di essere Enrichetta Maria di Francia, vedova di Carlo I, la donna riesce ad allontanarsi dalla fortezza grazie all’aiuto di Arturo che la copre utilizzando un velo nuziale dimenticato da Elvira. A questo punto irrompe Riccardo che sfida a duello il rivale ma Enrichetta lascia scivolare via il velo rivelando la propria identità. Riccardo, deciso a sfruttare a proprio vantaggio la situazione, lascia fuggire i due mentre Elvira, alla notizia della fuga, impazzisce. <<Qual febbre vorace m’uccide, mi sface. Ah! qual fiamma, ah, qual ira m’avvampa! Fantasmi perversi, fuggite dispersi, o in tanto furor sbranatemi il cor!>>

Il secondo atto si apre all’interno di una sala del castello dove Giorgio Valton racconta ai presenti la follia di Elvira. <<Geme talor qual tortora amorosa, or cade vinta da mortal sudore. Or l’odi, al suon dell’arpa lamentosa, cantar d’amor, d’amor! […] Or scorge Arturo nell’altrui sembiante, poi del suo inganno accorta, e di sua sorte, geme, piange, s’affanna e ognor più amante invoca morte, morte!>> Poco dopo compare la stessa Elvira la quale, delirando, invoca il nome dell’amato: <<Qui la voce sua soave mi chiamava e poi sparì. Qui giurava esser fedele, qui il giurava, e poi crudele, mi fuggì! Ah! mai più qui assorti insieme nella gioia dei sospir. Ah! rendetemi la speme, o lasciate, lasciatemi morir!>> Davanti alle condizioni della donna, Giorgio cerca di convincere Riccardo a non trascinare il rivale davanti al tribunale poiché la fuga dei due non è imputabile al solo Arturo. La resa dei conti, invece, sarà l’imminente scontro tra i Puritani e gli Stuart.

Nel terzo atto la storia si sposta in un giardino a boschetto dove Arturo riesce ad introdursi, unendosi al canto dell’amata: <<A una fonte afflitto e solo s’assideva un trovator, e a sfogar l’immenso duolo sciolse un cantico d’amor!>> Il canto riesce a far rinsavire Elvira, la quale apprende finalmente la verità sulla fuga di Arturo ed Enrichetta. I due si promettono eterno amore. Arturo: <<Vieni, vieni fra queste braccia, amor, delizia e vita, vieni, non mi sarai rapita finché ti stringo al cor. Ad ogni istante ansante ti chiamo e te sol bramo. Ah! vieni, vien, tel ripeto t’amo, a, t’amo d’immenso amore!>> Elvira: <<Caro, caro non ho parola ch’esprima il mio contento; l’alma elevar mi sento in estasi d’amor. Ad ogni istante ansante ti chiamo e te sol bramo, ah! caro, vien, tel ripeto t’amo, t’amo d’immenso amore, sì, tel ripeto, sentilo Artur, dal mio cor!>> Il momento di tenerezza e passione tra i due protagonisti viene però interrotto dall’arrivo di Riccardo armato, il quale rivela ad Arturo che il Parlamento lo ha condannato a morte. Davanti alla sconvolgente notizia, Elvira dichiara di voler morire insieme all’amato e seguirlo al patibolo ma d’improvviso la notizia della sconfitta degli Stuart e dell’amnistìa concessa da Cromwell, fa esultare i due amanti finalmente liberi di vivere il proprio amore.

Articolo e foto di Cristina Spampinato

 

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