Francesco La Grassa – Ritratti di Sicilia

La Sicilia nel corso dei millenni è stata culla di menti geniali e di spiriti impavidi che si sono distinti all’interno dell’avvicendarsi storico grazie alle loro gesta e creazioni. Vivi Catania, tramite la rubrica Ritratti di Sicilia, vuole rammentare, e in qualche occasione riesumare, il ricordo di queste figure.

Il protagonista di oggi è Francesco La Grassa, architetto siciliano nato a Trapani nel 1876, e allievo di Ernesto Basile.

La Grassa ottenne nel 1905 il diploma in Ingegneria Civile presso la Scuola di Applicazione per Ingegneri e Architetti di Palermo, dando inizio alla propria attività nello stesso anno.

Soltanto l’anno successivo si trasferì a Roma, trovando impiego nell’ufficio tecnico sino al 1923, e collaborando con l’ingegnere Mario Moretti sia per la costruzione di alcune opere nella capitale sia per partecipare all’esposizione internazionale del 1911.

Dalla sua collaborazione con l’ingegnere Emilio Saffi, invece, vide la luce il complesso dei Mercati Generali, durante la cui lavorazione si rivelò essere un pioniere del cemento armato.

Il legame con la sua terra fu però indissolubile e si presentò tramite la creazione di numerose opere che caratterizzano il panorama della sua città natale come il palazzo delle Poste, lo Chalet Fiorino (Casina delle Palme), il piano di avanzamento dei fabbricati su viale Regina Elena e la creazione di diverse dimore nobiliari caratterizzate dalle scale alla trapanese.

Ma fu dopo l’incarico romano che La Grassa fece ritorno in Sicilia, e dopo aver partecipato alla “Mostra di Architettura Siciliana“, tenutasi presso Palermo nel 1927, si occupò dell’ampliamento e risanamento di Ragusa e del piano regolatore di Noto (a lui si possono attribuire opere quali Palazzo Ducezio e la ristrutturazione del convento di San Domenico) ed in particolare di Noto marina (con il caffè-ristorante Miramare).

È considerato il fondatore della “prospettottica”, nata durante gli ultimi suoi anni di vita, trascorsi studiando alcuni metodi alternativi per la rappresentazione prospettica dei corpi nello spazio.

Venne nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Morì a Roma nel 1952.

Rubrica a cura di Marta M. Praticò

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