Misteri di Sicilia: Mistero e magia della “Venere di Paternò”

Ad Hybla Gereatis, odierno centro di Paternò, c’era una divinità che i siculi temevano e veneravano: Hyblaia, dispensatrice di verità per mezzo dei suoi sacerdoti, indovini ed esperti nell’arte di interpretare i sogni.

La gente vi accorreva per onorare questa dea che, evocando il principio della fecondità, finí con l’essere chiamata Venere Hyblaia; inoltre qui la natura vulcanica del sottosuolo dava prova di manifestazioni di potenza.

La Venere Hyblaia, non era solo la dea che illuminava i pellegrini, per mezzo dei suoi sacerdoti, sui significati dei sogni, a Hybla Gereatis c’erano e ci sono polle d’acqua calda e sulfurea che scaturiscono dal terreno, capaci di restituire salute a chi si avvicinava con devozione.

Cosa resta oggi della dea Hyblaia?
Nella moderna città di Paternò non restano consistenti tracce di quel tempio e neppure simulacri della magica dea, ma é possibile ricostruire la sua figura grazie ad una moneta.
La figura della dea, elegante e slanciata, compare in piedi impugnando un bastone in una mano e un’anfora nell’altra.

L’elegante figura ritratta sulla moneta doveva certamente essere la Venere dei Siculi, che a Paternò, tra sorgenti e in vista del fumante cratere dell’Etna, esprimeva il grande principio della fecondità; questa ipotesi può diventare certezza se valutata alla luce di una epigrafe scoperta a Paternò sulla quale si legge: “Veneri Victrici Iblensi”.

Rubrica a cura di Zaira La Paglia

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