Misteri di Sicilia: Strane e curiose superstizioni

Nel popolo siciliano permangono da sempre credenze e superstizioni, lontane sopravvivenze del mondo pagano e medievale, anche se ormai quasi dimenticate, sepolte dallo scetticismo.
La credenza nel ritorno sulla terra dello spirito dei morti è generalmente una delle superstizioni più diffuse; i defunti appaiono in sogno, vagano intorno ai vivi, sorvegliando le loro azioni, specie il 2 novembre, giorno a loro consacrato, frequentano le case disabitate, vengono a portare graziosi regali d’ogni genere ai bambini buoni, che preparano per loro, la sera del primo novembre, un bicchiere d’acqua ed una forma di pane, errano per le campagne sotto forma di serpi o di rospi in espiazione dei loro gravi peccati, e da questo trae origine l’antico divieto di uccidere serpi, gechi, lucertole e simili.
Alcune volte entrano nel corpo vivente degli uomini (gli spiritati) facendoli delirare. In casi simili una volta il popolo ricorreva alle aspersioni di acqua benedetta. Celebri erano a Messina per ottenerne la guarigione, le casse d’argento di S. Placido e di S.Alberto, il cui solo contatto bastava a liberare gli “spiritati”.
Oggi, purtroppo, molti cadono preda di sedicenti “maghi” che liberano gli sprovveduti dietro pagamento di lauti compensi, pubblicizzando la loro ciarlataneria attraverso i mass-media.

Immediatamente dopo la credenza negli spiriti, viene quella nel folletto e nel diavolo, il primo burlone e quasi sempre benevolo, anche se dispettoso, l’altro, sempre maligno, assume di notte la forma di un gatto o di un cane nero che crescendo rapidamente col capo quasi tocca le nuvole e, sprigionando scintille, scompare.
Accanto al diavolo vanno ricordate le streghe (le mavare), creature umane che hanno stretto un patto con il demonio, e che la notte di ogni sabato si radunano in tregenda sotto un albero di noce; le fate (le donne di fuora) che esercitano la magia bianca a fin di bene, vagando di notte interamente vestite di bianco ed infine i licantropi o lupi mannari (lupinarii), mezzi uomini e mezze bestie, condannati a vagare la notte col capo curvo a terra e con lo sguardo rivolto alla luna alla quale tendono il braccio.

Fra tutte le superstizioni quelle più diffuse sono la credenza fatalistica nel destino (Stidda – stella), nel presentimento della disgrazia, nella nefasta influenza del venerdì, del numero 13, del mese di maggio contrario alla felice riuscita delle nozze, delle comete, del versamento del sale e dell’olio, del malocchio o jettatura e soprattutto la fiducia nei sogni che la “smorfia” traduce in numeri, alimentando la credenza o la speranza di poter cambiare il destino, la stidda, attraverso la giocata superfortunata, il cui monte–premi è, nella fantasia popolare, paragonabile ad un tesoro (truvatura).
E rimanendo nel campo dei tesori, erano famosi in passato i tesori (truvaturi) del Castello di Fiumedinisi, e di Monte Scuderi, immense ricchezze che fecero e fanno ancora gola a molti intraprendenti, pronti a recarsi sul luogo in piena notte pronunciando incantesimi di diversa natura.
Celebre era in Messina, prima del terremoto, quello della piazzetta di via Cardines nel luogo dove si trovava un’antichissima iscrizione “osca”. Era opinione popolare che sotto quella lapide si nascondesse una truvatura che si sarebbe aperta da sola quando un cavaliere, percorrendo al galoppo quella strada, avesse letto quell’iscrizione senza fermarsi e a voce alta e chiara.

Molto diffusa è, a tutti i livelli, la credenza nel malocchio, per cui alcune persone (jettatori), sono evitate o addirittura temute.
Per scongiurarlo è comune l’uso delle corna, da quelle di vitello o di montone, che in passato venivano addirittura murate sui tetti delle case di campagna, a quelli d’oro o di corallo ed oggi anche di plastica, più o meno nascosti sotto gli indumenti o dietro le porte delle case di città. Ugualmente potenti contro la jettatura vengono considerati i ferri da cavallo, purchè abbiano un numero dispari di fori, le chiavi, l’aglio e gli oggetti metallici in genere (da qui la tipica espressione siciliana tuccari ferru).

Rubrica a cura di Zaira La Paglia

Fonte Foto: www.tacus.it

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