Misteri di Sicilia: Sulle tracce di Aleister Crowley

Allontanandosi per circa cinquanta chilometri da Palermo, e spostandosi verso la parte estrema del Golfo di Termini Imerese, si giunge nei pressi di Cefalù, località turistica molto conosciuta ed apprezzata.

Come spesso accade per tutti quei luoghi che sono stati oggetto di questa rubrica, anche lo scenario più bello e straordinario nasconde qualche mistero, uno o più segreti spesso poco noti oppure quasi del tutto dimenticati.
A questa regola non si sottrae di certo Cefalù, che insieme al suo splendido mare e ai suoi panorami mozzafiato, nel 1920, ospitò uno dei personaggi più controversi della storia recente, Aleister Crowley.

Nato in Inghilterra nel 1875, fin da ragazzo venne sottoposto ad una attenta educazione religiosa, anche per via del padre che era un predicatore evangelista; questo non gli impedì di avvicinarsi alle scienze occulte e alla magia.
Divenne membro di una delle più misteriose società esoteriche inglesi, la Golden Dawn, ma ben presto intraprese una strada del tutto personale, la stessa che lo portò a Cefalù laddove fondò l’Abbazia di Thélema.

Crowley ancora oggi è al centro di grandi dibattiti ed opinioni divergenti; era un mago? Un satanista? Oppure era una spia inglese che si nascondeva dietro una fitta coltre di mistero?
Difficile rispondere a questi quesiti, ma l’argomento di questo articolo è la misteriosa Abbazia, che proprio negli anni venti sorse a Cefalù, e che fu oggetto di aspre polemiche e forte curiosità tra gli abitanti del luogo.

Quel che oggi rimane della costruzione è un vecchio e cadente casolare, del tutto abbandonato, in località Santa Barbara, un tempo Contrada Giardinello.
Per arrivare è necessario seguire un sentiero che inizia proprio di fronte all’ingresso del cimitero e che ci porterà al vecchio casolare, con le sue stanze quasi tutte in rovina, l’erba alta che cresce intorno e soltanto un antico ricordo di ciò che accadeva in quel luogo.

Un tempo il Collegium ad Spiritum Sanctum, questo l’altro nome dato da Crowley all’Abbazia, era una costruzione bianca che spiccava tra le altre case color limone, e sulla porta d’ingresso recava la scritta “Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge”; quasi tutte le decorazioni dipinte sulle pareti sono ormai scomparse e rimane soltanto una eco dei vecchi rituali condotti all’interno, i rituali che traevano spunto da Thélema, la filosofia operativa elaborata da Crowley, ovvero la volontà e il desiderio portati al massimo della loro potenza ed utilizzati magicamente per raggiungere uno scopo.

All’interno si eseguivano le preghiere quotidiane, sia singolarmente che in gruppo, e si celebravano rituali; in realtà non abbiamo un’idea esatta di quanto avvenisse realmente, questo perché, data la fama di Crowley, le dicerie si susseguivano tra gli abitanti del luogo ed ognuno dipingeva l’Abbazia a modo suo.

La sola testimonianza che rimane è quella relativa alle foto scattate da un giornalista inglese prima che la costruzione andasse in rovina.
Le pareti riportavano dipinti raffiguranti varie scene, simboli esoterici, demoni, scene espressamente di carattere sessuale e personaggi sotto l’influsso delle droghe.

Per questo motivo nacquero le varie leggende intorno all’Abbazia, anche se ad esempio sappiamo che le scene di sesso erano state dipinte, in maniera così pesante, proprio per provocare l’effetto contrario, ovvero provocare indifferenza.

La vita dell’Abbazia durò poco, nell’aprile del 1923 Crowley venne espulso dall’Italia per ordine diretto del Duce, accusato di pratiche oscene e in seguito a numerose proteste degli abitanti vicini.

Rimane il mistero su cosa accadesse veramente, gli unici testimoni rimasti sono soltanto alcuni muri ancora intatti e qualche scorcio di colore; forse il sogno di Crowley era quello di creare una nuova religione, ma contribuì di certo ad arricchire lo scrigno dei misteri di Sicilia di un nuovo ed enigmatico arcano che ancora oggi sopravvive nella memoria collettiva dei siciliani.

Rubrica a cura di Zaira La Paglia

Foto Erik Skramstad per wondersofsicily.com

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